Saturday, June 4, 2011

Fegato all'albanese

fegato all'albanese

Mangiamo fegato una volta alla settimana.
Quando vivevamo a NY, spesso mangiavamo in un ristorantino turco vicino casa: Beyouglu. Immancabilmente dovevo ordinare questo piatto.
Da una ricerchina su internet ho scoperto che non e' una ricetta di origine albanese, come il nome potrebbe far pensare, piuttosto era l'unico cibo di strada che gli immigrati albanesi in Turchia potevano permettersi per imbottire il pane sul lavoro.

Secondo me qui manca una cosa rispetto a come lo preparavano da Beyoglu: la paprika! Infatti, la prossima volta l'aggiungo.

Comunque, e' di una semplicita' disarmante.

Serve dell'ottimo fegato, tradizionalmente di agnello. Dovrei ordinarlo dal mio macellaio, quello di manzo, nella macelleria/giolleria di Monaco dove mi servo, costa una follia, non dico neanche quanto. E pensare che sono cresciuta a fegato di agnello: i nostri gnumeridd!
Ma mi sto distraendo, meglio andare in ordine

  • fegato
  • cipolla dolce da mangiare cruda
  • olio extra vergine
  • farina
  • sale
  • sumac
  • prezzemolo e per la prossima volta
  • paprika
Si affetta la cipolla a velo e si cosparge di sumac. Questo relish e' tipico turco, accompagna in genere anche i kebab.
Si passa il fegato tagliato a pezzetti nella farina e si fa saltare velocemente nell'olio caldo. Non deve assolutamente seccare ma rimanere rosato e succulento.
Spolverata di sale e si mi serve sul letto di cipolla cosparso di prezzemolo. La prossima volta nell'olio di cottura provo ad aggiungere un po' di paprika e aglio da versare alla fine e forse un po' di paprika nella farina. Occhio che la paprika brucia facilmente e diventa amara.

Tuesday, May 24, 2011

Le mandorle di Sdonk

Ero stanca di mangiare mandorle insapori di provenienza americana.
Allora ho ordinato un bel carico dal caro amico Sdonk, alla Fontana del Cavallo. Finalmente delle mandorle saporite!
Ultimamente ho letto parecchio sui presunti benefici di frutta secca e semi, la mandorla, in particolare, e' ricca di vitamine del gruppo B, vitamina E e C, piu' magnesio, potassio, ferro, ecc. E' anche dannatamente calorica e sicuramente, visto che non mi sono limitata a 4-5 mandorline al giorno, ha rallentato la mia perdita di peso post gravidanza.
Ci sono due aspetti pero' nel consumo della mandorla che sto considerando e che mi spingono a cercare di limitarmi: 1. il contenuto di acido fitico, qui, ho trovato un bel post molto esaustivo sull'argomento. 2. il contenuto elevato di omega 6.
Riguardo al primo punto, a parte spellare le mandorle, un modo per ridurre in parte l'acido fitico e' quello di ammollarle. Ho seguito i consigli trovati su Nourishing Traditions e ho lasciato in ammollo le mandorle con acqua e sale. Ho provato sia per 8 ore che per 18. Consiglio: per ammolli piu' prolungati, cambiare l'acqua di ammollo, mi sono dimenticata di farlo e si sente.

Comunque, sono rimasta sorpresa dal risultato. La mandorla e' molto piu' leggera e digeribile!
Poi le ho asciugate nell'essiccatore a 60 gradi per circa 18 ore.
La mandorla risulta croccante ma non tostata, leggermente salata. Ottima!

mandorle

Per quanto riguarda il contenuto di omega 6, c'e' molto a riguardo, questo e' un blog che sto seguendo molto ultimamente.

Con le mandorle ho fatto anche un ottimo latte. Senza zucchero.

latte di mandorle

Lascio in ammollo le mandorle con un poco di sale tutta la notte. 2 tazze con un cucchiaino di sale.
Al mattino le trito e copro di acqua tiepida (a volte ho aggiunto anche un paio di cucchiaiate di cocco disidratato), poi lascio riposare una mezz'oretta. Strizzo in un canovaccio. Aggiungo altra acqua tiepida alla polpa strizzata e lascio in ammollo ancora una mezz'ora e ristrizzo. In totale uso circa un litro di acqua. Naturalmente si puo' fare piu' o meno concentrato a seconda degli usi.
Il latte, conservato in frigo, dovrebbe durare una settimana, ma secondo me, si tiene bene per 5 giorni.

Friday, May 20, 2011

Carote latto-fermentate

In questo mese ho fatto molte cose. Letto e sperimentato.
Sono su un terreno completamente sconosciuto. Percio' i futuri post saranno veri e propri esperimenti per me.
Gli italiani hanno una grande passione per sottolii e sottaceti e sono sicura che ci sia anche una tradizione di cibi latto fermentati. Mio nonno, ad esempio, conserava cosi' i capperi, in acqua e sale. Il vantaggio della lattofermentazione, rispetto alle altre modalita' di conservazione che ho citato, sono molteplici. Nei sottolii e sottaceti, nel tentativo di preservare gli alimenti, per eliminare i batteri nocivi, finiamo col sopprimere anche quelli "buoni", con la lattofermentazione, produciamo batteri lattici, di tipo acidofilo. Evviva, ho trovato un modo per consumare probiotici senza latte! Ho eliminato latte e derivati dalla dieta.

Cerca e ricerca, mi imbatto in questo prodotto sul mercato. Si chiama Pickl-it. E' un metodo ingegnoso per produrre in modo casalingo conserve lattofermentate con margine di errore ridottissimo. Se vi interessa, leggete sul loro sito internet come funziona il meccanismo. In breve, permette di creare un ambiente anerobico, ideale per la fermentazione.
E per chi ha paura della sicurezza degli alimenti lattofermentati, la bella notizia e' che sono senz'altro meno rischiosi dei sottolii o sottaceti. La lattofermentazione riduce il pH al punto tale da rendere impossibile la formazione del botulino e il sistema di pickl-it permette di ridurre al massimo la formazione di altri batteri indesiderati, non tossici come il botulino, ma che comunque possono pregiudicare la riuscita del processo. Pensavo di non potermi permettere questo acquisto, farmi spedire dagli Stati Uniti i barattoli di Bormioli mi sembrava una pazzia, invece Kathleen, la gentilissima proprietaria di Pickl-it, mi ha proposto un'ottima offerta per i clienti internazionali.

Chi mi aiuta a scovare altri almenti propriamente italiani, che utilizzano la lattofermentazione?
I crauti, si fanno anche in alcune zone di Italia, e sono un classico alimento lattofermentato. E i cetrioli? Mio nonno li faceva sottaceto... Sicuramente molti tipi di creme di peperoncino, si fanno cosi'. Adesso, la maggiorparte dei crauti e cetriolini che si comprano sono pastorizzati, il che annulla tutti i vantaggi della lattofermentazione.
In Francia e in Germania ci sono quei bellissimi contenitori di creta con peso e coperchio per fare i crauti, pots a choucroute. Il pickl-it e' un sistema molto piu' pratico ed efficente.

Qui ho seguito la ricetta sul sito di Pickl-it per fare le carote lattofermentate, vi faro' sapere tra qualche giorno come sono venute.
A breve voglio mettere in produzione i limoni sottosale, tipici marocchini e l'aglio fresco. Poi crema di peperoncino...

pickl-it carote

Wednesday, April 27, 2011

Diete tradizionali e diete paleo

No, non ho intenzione di imbarcarmi in una dieta dimagrante, no, per niente. Mi si e' solo aperto un mondo totalmente nuovo.
Ho sentito parlare di diete tradizionali, boh, il nome in se' non mi diceva niente di nuovo. Gia', gia', cucina della tradizione ho pensato. E si sa, io curiosa sono. Mi sono messa su amazon a ricercare un po' l'argomento e sono approdata a due libri: Deep Nutrition di Catherine Shanahan e The Perfect Health diet di Paul Jaminet. Non sapevo bene cosa aspettarmi.
Deep Nutrition ha una parte iniziale un po' antipatica. In parole molto spicce dice che la nostra storia non e' marcata in modo permanente dai geni con cui siamo nati ma quello che facciamo, come ci nutriamo, come ci prendiamo cura di noi stessi puo' modificare i nostri geni (studio dell'epigenetica). E questa non credo sia una grande novita'. Forse l'autrice si sofferma troppo su i belli del mondo dei VIP, pero', poi l'argomento si fa interessante. Il filone delle diete tradizionali dice semplicemente che in ogni angolo della terra, le popolazioni locali, con l'andare del tempo, hanno accumulato un sapere che gli ha permesso di trattare le risorse alimentari di cui disponevano, in modo da trarne il massimo beneficio o di annullare e limitare alcuni aspetti nocivi. Ad es. nell'America del Sud, per fare la masa harina, una farina di mais, i chicchi di mais vengono fatti ammollare nella calce viva, una procedura che disattiva delle tossine e che permette di prevenire la pellagra, di cui invece si soffri' molto nell'Italia settentrionale. La fermentazione della soia e' un altro bell'esempio.
Certo, il libro e' scritto per gli americani, mi dira' qualcuno, molti di noi italiani, soprattutto quelli nella sfera bloggatrice culinaria non corrono alcun pericolo. Sono per lo piu' per la tradizione, piu' o meno puristi. Invece per me c'e' comunque tanto da pensare. L'autrice, che e' medico, scientificamente svela quali sono due grandi nemici della salute: gli zuccheri (e questo non e' una novita') e gli olii vegetali. Qui non si parla solo di olii idrogenati, ma anche dell'olio di semi vari, dell'olio di girasole ecc.
Perche' mi faccio queste pippe? Nel libro si parla del proprio biotipo: mela o pera? Eh, eh, sembra un argomento da rivista femminile...invece lo prendo abbastanza seriamente. Io sono una mela. Significa che tutto il grasso accumulato e' nel punto vita, significa che si va ad depositare vicino a fegato, reni, ecc. Ormai e' una cosa risaputa che e' tra i fattori di rischio per la cosidetta sindrome metabolica. E io ho una madre che nonostante non sia obesa soffre di ipertensione, colesterolo altissimi, trigliceridi, ecc.
Non mi voglio addentrare in questi meandri...la cosa e' molto complicata e io non ho voglia e non credo di avere neanche le capacita' dato i miei ridottisimi ricordi di biologia.
Il libro mi piace. Dovrei scrivere qualche informazione in piu', adesso l'ho anche prestato...sta di fatto che mi sono gia' messa all'opera, non e' stato difficile convincermi: questa dieta limita gli zuccheri (percio' anche i carboidrati, sia pure integrali, sempre zuccheri restano) e gli oli vegetali. Via libera al grasso, si', al grasso! Qualcuno forse aveva letto di quanto fossi gia' una grande fan di Fat di Jennifer Mclagan. Beh, ora lo sono ancora di piu'. Nel mio frigorifero ho grasso d'anatra, grasso di manzo (il cosiddetto suet inglese), grasso di arrosto (di manzo e di maiale, chiarificato) e midollo di manzo (chiarificato), piu' olio di cocco extra vergine in dispensa. Purtroppo non posso darmi al burro, allatto e la piccolina sembra intollerante al lattosio. Forse potrei provare con il burro chiarificato o il ghee per vedere se le danno fastidio.
Ci sara' qualcun altro che mi dira' che gli italiani sono tra i piu' longevi al mondo. Sicuramente. Ma mi sono convinta che noi beneficiamo dal punto di vista genetico delle scelte alimentari che le generazioni prima di noi hanno fatto, pero', sicuramento da quella dieta ci stiamo discostando. Mio padre mangia alla stessa maniera di suo padre? No, di sicuro. I miei hanno sempre cucinato in casa, mai comprato roba da rosticceria, ma sono cosi' assuefatti al sapore del dado che un brodo vero non lo sanno neanche apprezzare. Ricordo quando ero piccola, mia mamma, settentrionale, mi cucinava l'uovo o la carne nel burro...con l'andare del tempo lo ha abbandonato, perche' ormai ci hanno convinto che faccia male.
Un altro caposaldo della dieta tradizionale sono i brodi fatti a regola d'arte, i sughi fatti con le cartillagini e i tendini. Insomma, ci sguazzo. E se vi ho messo una pulcina nell'orecchio, andateveli a leggere.
Fate una capatina anche nel sito della Weston Price Foundation. Chi ha letto Micheal Pollan ha gia' sentito molto parlare a lungo di Weston Price.
Fautrice piu' nota della dieta tradizionale e' Sally Fallon. Il suo libro ce l'ho in inglese, non ho idea di come sia la traduzione italiana. Non la prenderei come oro colato, e' un libro che non userei mai come ricettario, ha dei concetti interessanti e delle idee nuove per me: come trattare degli alimenti per poter disattivare delle tossine ad es e rendere il cibo piu' digeribile o per permettere di assorbire meglio tutte le sostanze nutritive, i processi di latto-fermentazione, ecc. Diciamo che in linea di massima preferisco la Shanahan che da' solo linee guida.

Al volo parlo delle diete Paleo, the Perfect Health Diet che ho citato all'inizio e' di fatto una dieta paleo. La mia idea? Sotto molti aspetti sono dei pazzoidi, non mangerei mai cosi', preferirei accorciarmi la vita di qualche anno, ma godermi il mio cibo fino in fondo, mi piace troppo mangiare. Pero', pero', ci sono delle cose che fanno riflettere. Nella dieta paleo (si', proprio da paleolitico) i caboidrati e i cerealiin genere sono un no, no assoluto -in questo libro in particolare si salva solo il riso e alcuni tuberi-, e pure gli olii vegetali. Pero' questo libro mi ha fatto pensare piu' alla proporzione tra omega 6 e omega 3. Sti benedetti omega 3! Molti problemi derivano dallo squilibro tra questi grassi essenziali. Il burro ha un alto contenuto di omega 3, al contrario degli oli vegetali, ricchi di omega 6. Anche le carni che mangiamo provengono da animali, la cui dieta e' molto diversa dal passato, come risultato il loro contenuto in omega 6 e' molto piu' alto.
Funzionano queste diete? Ho sotto gli occhi mio marito. Qualcuno pensa che lui sia cosi' magro perche' molti cinesi lo sono. Lui naturalmente predilige una dieta paleo, senza aver letto alcun libro, ah, ah. Lo trovo divertente. Niente zuccheri, pane, cereali. Frutta limitata, sempre zucchero rimane. Proteine si', ma la sua dieta principale sono verdure e grasso, proteine nella forma di carne poco cotta o pesce. Insomma, tutta roba buona. E io in questi anni mi sono chiesta come facesse ad avere il colesterolo sotto i tacchi, mi sono sempre detta, e' genetico, io produco piu' colesterolo di lui. Balle!
Vi lascio ad un'interessante lettura: E' tossico lo zucchero? Quanto zucchero mangia dalla mattina alla sera mio figlio? Io mi dicevo- non consumo tanto zucchero!, alla fine della giornata, tenendo un semplice diario alimentare, mi sono resa conto che la percentuale di calorie che in un modo o nell'altro introitavo era assolutamente troppo alta. Sara' bulgur, sara' riso integrale, sara' quinoa, sempre zucchero resta.
Mi mettero' ad ammollare il grano come in Nourished Kitchen per fare il pane germogliato con il lievito madre? Non credo. Primo, credo davvero che limitare i carboidrati al minimo sia la scelta migliore e a questo punto, con un consumo sporadico, mi posso mangiare pane o pasta senza sensi di colpa. Vedo mio marito, se c'e' un pezzo di pane buono se lo mangia, a volte, ma il bello che lui non lo cerca. Non e' un sacrificio, e' semplicemente il suo modo di mangiare. Lo zucchero e i carboidrati generena assuefazione? Penso di si'. Voglie incontrollabili e incapacita' di autocontenersi, penso di si'. Mangiare grasso e' appagante? Mi sto sempre piu' convincendo che sia il caso. Probabilmente iniziero' ad ammollare le mie mandorle e a disidratarle e a fare il mio jerky in casa. Ma soprattutto, per il mio piccolo, via libera allo yogurth piu' grasso, con l'aggiunta di panna, viva il brodo e il risotto fatto con il midollo.

Monday, March 21, 2011

Noci e mandorle caramellate piccanti

noci piccanti


Gli esperimenti continuano. Mi appunto per non dimenticare. Ho ancora delle varianti da provare.

Mi sono buttata prima sulle noci. Volevo vedere come mi venivano tostandole al forno piuttosto che friggendole come da ricetta precedente.
Vengono benissimo al forno. Il procedimento e' solo piu' lungo. Volevo le noci piccantine e ho aggiunto una spolveratina di peperoncino di cayenna, assaggiando per raggiungere il livello di piccantezza giusto per me.

Ho seguito in parte la ricetta di Eileen Yin-Fen Lo, ma meglio che vada in ordine.

250 g di noci pulite
4 cucchiai di zucchero
1 cucchiaio e mezzo di olio di semi di arachide
peperoncino di cayenna in polvere a piacere
fleur de sel

Ho fatto bollire un litro di acqua e ho gettato le noci, dalla ripresa del bollore ho fatto cuocere 5 minuti. Scolato, passato sotto acqua fredda e ripetuto una seconda volta. Ho messo 80 ml di acqua in pentola, aggiunto lo zucchero e fatto bollire per un minuto, aggiunto le noci e mescolato finche' lo sciroppo non si e' consumato. Ho aggiunto l'olio, il peperoncino di cayenna, mescolato e versato su una teglia col silpat. Ho spolverato con un po' di fleur de sel e infornato a 140 per 45 minuti circa, mescolando ogni 15 minuti. Importante e' livellare le noci, in modo che non si ammucchino.
Forse gli ultimi 15 minuti, ho alzato leggermente la temperatura perche' non mi sembravano abbastanza tostate. Occhio, devono diventare dorate, tostate, ma non brunite.
Risultato: e' una di quelle cose da ficcare dietro in dispensa perche' quando si attacca non si finisce piu'.


Ho provato anche a fare delle mandorle.
La prima versione era solo dolce.
Ho seguito una ricetta trovata in rete, su egullet eho deciso che le spezie usate non fanno per me (zenzero in polvere, cannella, pimento e buccia d'arancia).
Solitamente, per la frutta secca speziata, le strade sono due: o si usa un po' di zucchero che caramellando fa da collante, oppure un po' di albume d'uovo, in caso contrario, da quello che ho letto, le spezie non riescono ad aderire bene.
Con le mandorle ho voluto provare l'albume.

250 g di mandorle
albume d'uovo (reso spumoso montandolo per un paio di minuti a mano col frustino, ne ho usato solo meta')
mezzo cucchiao di succo di arancia
70 g di zucchero
buccia di arancia
zenzero, pimento e cannella (cannella un po' di piu', il resto poco)
fleur de sel

Ho mescolato l'albume montato con lo zucchero, le spezie il sale, ho amalgamato le mandorle e messo in teglia foderata di silpat in forno preriscaldato a 140 per circa 45 minuti, in uno strato solo. Ho rimestato ogni 15 minuti. Alla fine lo zucchero forma una massa bianca, croccantina sulla mandorla.
Il risultato e' buono, ma devo modificare le spezie, non fanno per me.

Il secondo esperimento l'ho voluto fare sul salato

mandorle piccanti

Un po' di anni fa, un collega al lavoro aveva portato delle mandorle tostate, leggermente piccanti, e tra gli ingredienti ricordavo polvere di caffe'. Su epicurious, btw, c'e' una ricetta di noci caramellate con caffe' macinato, eh, eh, arrivero' anche a quelle. Comunque, dicevo, mi sono detta proviamo a farle cosi'.

Anche qui ho usato l'albume leggermente spumoso, mezzo per 250 g di mandorle, 2 soli cucchiaini di zucchero, un cucchiaino di polvere di caffe' (ho ripassato al macinacaffe' un po' di caffe' macinato), un poco di cacao amaro, un po' di peperoncino e fleur de sel. Mi e' venuto un po' troppo "scondito", quantita' sicuramente da perfezionare.

Ricapitolando:
*le noci caramellate e piccanti, con la tostatura nel forno vengono mooolto buone
*le mandorle dolci con l'albume vengono bene, devo modificare le spezie (si accettano suggerimenti)
*le mandorle salate hanno bisogno di ritocchi.

Cosa voglio provare:
*un'altra ricetta della Tropp, dove le noci vengono lasciate ammollo in acqua bollente, tostate in forno e condite in padella
*mandorle che invece dell'albume usano uno sciroppo di zucchero per far aderire le spezie.
*mandorle, sempre con l'albume, ma meglio speziate.

AGGIORNAMENTI 23 marzo:

*ho provato le noci seguendo la ricetta di Barbara Tropp. Le noci vengono coperte per mezz'ora di acqua bollente, asciutate bene e fatte tostare in forno. Prima mezz'ora a 150, poi a 120 controllando ogni 10 minuti e spegnendo quando c'e' solo il cuore della noce ad essere ancora un po' umido. Si riscalda il wok, si mette pochissimo olio di semi, di riscaldano le noci, si spolverano con sale e si versa lo zucchero, poco per volta. 3-4 minuti. Sale e zucchero si sarebbero dovuti sciogliere, a me lo zucchero si e' un po' cristallizzato. Imbranataggine mia? Boh, non so. Per me vince la ricetta che ho postato prima, quella dove si caramellano nel forno.

*ho provato anche la stessa ricetta (noci caramelate in forno) usando le mandorle. Mi ha convinta un po' di meno. Non so, in questo caso mi e' cristallizzato un po' lo zucchero intorno alla mandorla, invece, nel caso delle noci era rimasto semplicemento uno strato di caramello.

Ho detto stop agli esperimenti con le noci caramellate, almeno per un po'. Per le mandorle ne ho ancora uno, perche' mi ispira. Poi penso di tornare a tostate le mandorle e a grattugiarle grosse, da usare come al solito, per cospargere il mio porridge al mattino o per gli yogurt.

Wednesday, March 16, 2011

Noci caramellate

Mi conosco. Quando mi ossessiono con qualcosa non mollo finche' non ho trovato tutte le alternative che mi soddisfano. Ultimamente ho la fissa della frutta secca.
Ne mangerei tonnellate. Meglio frutta secca mi dico che dolci o patatine, giusto?
Queste noci sono deliziose, hanno un leggerissimo strato di caramello chiaro, si mangiano che e' un piacere.

noci candite

Questa e' la seconda ricetta che provo di noci caramellate. Una proveniva dal libro di Grace Young, The breath of a wok , ricetta di Susanna Foo che ha un famosissimo ristorante a Philadelphia, mmmhh, ricordo ancora i suoi dumpling ai funghi. Comunque, tornando in topic, ho fatto un mezzo disastro. Dovro' riprovare con piu' accortezza.
Le noci, a volte, hanno uno spiacevole gusto tannico. Per eliminarlo si consiglia di bollirle, oppure di lasciarle ammollo in acqua bollente. Nella ricetta di S. Foo, le noci si fanno bollire per un minuto e, scolate, mescolate con lo zucchero, che dovrebbe sciogliersi con il calore. A me non e' successo, le ho rimesse sul fuoco, ma lo zucchero e' rimasto cristallizzato a lungo, per poi quasi caramellare sulle noci. In questa ricetta le noci vanno successivamente fritte. Ho usato un olio troppo caldo e ho leggermente bruciato il caramello. Le noci si potevano ancora mangiare e lo zucchero si era trasformato in un caramello duro molto piu' consistente rispetto a quello delle noci in foto. La bollitura di un minuto solo per me non e' stata sufficiente a eliminare completamente il retrogusto amarognolo della noce.

Cocciuta come un mulo, ci riprovo il giorno dopo. Compro 250 g di noci gia' pulite. Il tempo per pulire noci proprio mi manca!
Questa volta ho seguito la ricetta di Eileen Yin-Fen Lo .

Le mie quantita'

250 g di noci pulite
4 cucchiai di zucchero
1 L di olio di semi di arachide

Si fa bollire 1 litro di acqua e si tuffano le noci, si fanno bollire per 5 minuti esatti. Si scolano e si passano sotto acqua corrente. Si ripete una seconda volta questo passaggio.
Si mettono circa 80 ml di acqua in pentola, io ho usato il wok, con 4 cucchiai rasi di zucchero. Si fa bollire per un minuto, poi si aggiungono le noci e mescolando costantemente si fa consumare l'acqua, finche' un leggero strato di sciroppo non rimane attaccato alle noci. Si mettono in un colino e si lava bene la pentola per sciogliere lo zucchero. Si rimette sul fuoco con l'olio, appena e' caldo, faccio la prova con una bacchetta di legno e vedo se sfrigola, si gettano le noci e si fanno cuocere circa 4-5 minuti in totale, mescolandole con un mestolo forato. Devono diventare leggermente dorate. Si scolano su una teglia ricoperta di un foglio di alluminio, tenendole distanziate. Devono raffreddare perfettamente, altrimenti l'impressione sara' ancora che non siano abbastanza tostate.
Si conservano bene una settimana in un barattolo di vetro, oppure, anche se non ho provato, ho letto che si possono congelare anche per un paio di mesi senza perdere.
Ottimo spuntino, anche da servire come aperitivo, per arricchire un'insalata o un gelato.

Altre ricette che ho visto prevedono una lunga tostatura in forno. Naturalmente provero' nei prossimi giorni. Riflettendo sulla prima ricetta, sicuramente produce una noce con uno stato di caramello piu' consistente, il che puo' essere utile a seconda dell'uso che se ne deve fare. Ho visto infatti che ha piu' zucchero, 100 g. Pero', dovendola rifare, seguirei il secondo procedimento.

Tuesday, March 15, 2011

Char Siu Pork - Arrosto di maiale

Questo arrosto e' un classico dei ristoranti cinesi, soprattutto cantonesi. E' un agrodolce piuttosto agliato. E' buono freddo, a temperatura ambiente o caldo. Spesso e' usato per riempire i panini al vapore ( di sotto aggiungero' anche la ricetta per il ripieno), oppure puo' arricchiere un riso fritto -meglio noto in italiano come riso alla cantonese eh, eh- o una zuppa.

char siu

Ho provato due ricette molto diverse tra loro. Una proveniente dal libro di A. Nguyen e l'altro dal libro di B. Tropp. La prima mi sembra piu' vicina a quella che ho sempre mangiato nei ristoranti. La ricetta della Tropp, anche se e' piaciuta di piu' al mio figlioletto, ha bisogno sicuramente di ritocchi o forse solo maggiore attenzione da parte mia.
Di solito per questo arrosto si usa della polpa di coscia di maiale, essendo il lombo troppo magro. Importante farsi dare un pezzo di misura piuttosto regolare perche' poi andra' tagliato in quarti per lungo, in modo da ottenere delle lunghe strisce dello stesso spessore che possano cuocere in modo uniforme.
La cottura classica si effettua in verticale: i pezzi di carne si attaccano a degli uncini da macellaio e si fanno arrostire appendendoli alla griglia del forno. La Nguyen invece suggerisce di mettere un foglio di allumino sul fondo di una teglia, appoggiarci una gratella e far cuocere cosi' l'arrosto, lasciando i vari pezzi piuttosto distanziati per una buona circolazione dell'aria. Ho avuto un migliore risultato cosi' che con il sistema degli uncini. La ricetta della Nguyen usa una temperatura molto alta: 250 gradi, in modo da cuocere la carne velocemente, lasciandola succosa. Il problema e' che l'alta percentuale di zuccheri della marinatura con quella temperatura, nel mio forno significa bruciare esternamente la carne e questa volta ci sono andata vicina, come si vede dalle espremita' della carne in foto. Percio' ho deciso, almeno per me, di lasciare i primi 15-20 minuti a 250 e poi abbassare e prolungare un po' la cottura.


1 kg di polpa di coscia di maiale, dopo averla pulita

3 spicchi di aglio tritati
3 cucchiai di zucchero
3/4 di cucchiaino di 5 spices (5 spezie cinesi)
4 cucchiai e mezzo di hoisin sauce
3 cucchiai di miele
2 cucchiai e mezzo di vino cinese (shaoxing) o uno sherry secco di bubona qualita
3 cucchiai di salsa di soia kikkoman
1 cucchiaio e mezzo di salsa di soia scura
1 cucchiaio di olio di olio di semi di sesamo

Come dicevo, la carne si taglia in 4 pezzi per lungo, in modo da mantenere uno spessore uniforme. Si mischiano tutti gli ingredienti della marinata e se ne mette da parte 1/3 da usare per spennellare la carne in cottura, coprirla e conservarla in frigo. I 2/3 di marinata restante vanno versati sulla carne che si fa marinare al coperto, in frigo, dalle 6 alle 8 ore, o tutta la notte, girandola 2-3 volte.
Si tolgono carne e marinata messa da parte dal frigo e si portano a temperatura ambiente. Si accende il forno a 450, si fodare una teglia di carta alluminio, si posiziona una griglia coi piedini, e ci si appoggia la carne leggermente distanziata. Inizialmente si fa cuocere nella parte alta del forno.
La marinata va gettata. A intervalli di circa 10 minuti si intingono i pezzi di carne con una pinza nella marinata messa da parte, ogni volta girandoli. Dopo 15-20 minuti, io ho abbassato la temperatura del forno a 220 e portato la teglia nella parte piu' bassa. Cottura totale 35-40 minuti.
L'arrosto deve risultare glassato, leggermente scuro ai bordi e la carne deve essere cotta al punto giusto. In caso di incertezza usare un termometro. Far riposare una decina di minuti prima di tagliare


RIPIENO PER I PANINI

1 cucchiaio di zucchero
un pizzico di sale
un pizzico di pepe bianco
1 cucchiaio di salsa di soia kikkoman
2 cucchiaini di oyster sauce
1 cucchiaio di acqua


2 cucchiai di olio di semi
2 cipolline verdi, tritate
250 g di char siu tagliato in dadini
1 cucchaio di vino di riso cinese shaoxing o sherry secco
1 cucchiao d mezzo di maizena sciolta in 2 cucchiai di acqua

Fare una salsa mescolando i primi sei ingredienti: zucchero, sale, pepe, salsa di soia, oyster sauce e acqua. Mescolare e mettere da parte

Riscaldare l'olio in padella e aggiungere la cipollina velocemente, finche non e' morbida e rilascia il suo profumo, aggiungere il maiale, la salsa e mescolare per un paio di minuti finche' non e' ben caldo.
Aggiungere il vino all'amido disciolto e versare sulla carne, mescolare sul fuoco ancora una trentina di secondi, finche' il composto e' diventato piuttosto consistente. Mettere in una ciotola e far raffreddare prima di utilizzare.